martedì, 18 novembre 2008

BERLUSCONI

Il premier interviene telefonicamente in diretta a Ballarò, attaccando duramente
due degli ospiti: Bersani ed Epifani. Ma il vero bersaglio è il leader Idv (assente)

Berlusconi infuriato con Pdl E su Di Pietro: "Lo denuncerò"

Poco prima, passeggiando tra la folla, aveva detto
"Il Tg3 mi insulta, allora non paghiamo più il canone"

                                                       Silvio Berlusconi

ROMA - E' un premier infuriato, quello che, intorno alle 22,30, telefona in diretta agli studi di Ballarò. Un intervento, il suo, fatto per replicare alle affermazioni di alcuni ospiti presenti, come Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani. Ma soprattutto per smentire le affermazioni di un assente: Antonio Di Pietro. "Non ho mai incontrato Villari - spiega il presidente del Consiglio, riferendosi al parlamentare del Pd eletto dal Pdl a capo della Vigilanza Rai - Non ho mai chiesto un appuntamento con l'onorevole Orlando. Mi era stato proposto da un deputato di Forza Italia, ma io ho rifiutato. Infine: è vero che nel 1994 ho chiesto di incontare Di Pietro perchè volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l'ho saputo ho subito cambiato idea". Conclusione: "O Di Pietro va a denunciarmi alla magistratura, o sono io che denuncerò lui per calunnia".

Ma è solo il primo passaggio. Perché poi il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, approfitta della sua presenza telefonica per farlo dialogare con gli ospiti. Epifani lo accusa di non aver invitato la Cgil, "il più grande sindacato italiano", all'incontro della scorsa settimana con Cisl e Uil: Berlusconi reagisce con stizza, sostiene che le parole del leader sindacale non sono opportune, e che quel famoso incontro non fu organizzato da lui, che si limitò a parteciparvi. E poi: "Non credo di avere bisogno della sua autorizzazione per incontrare alcuni protagonisti del mondo della politica e del lavoro. Chiederò a lui consenso su tutto...".


E i toni del premier salgono ulteriormente nel confronto con Bersani: "Veltroni, Franceschini, il vostro alleato Di Pietro mi insultano", dunque a suo giudizio il dialogo è impossibile. "Allora buon lavoro, presidente", taglia corto il ministro ombra del Pd. E al tentativo di Floris di fargli un ultima domanda, chiude bruscamente la comunicazione.

Poco prima, passeggiando per Roma, Berlusconi aveva rilasciato un'altra dichiarazione che, seppure pronunciata in tono scherzoso, fa discutere. Il presidente del Consiglio ha colto al volo l'occasione offerta da un cittadino, che gli ha chiesto di 'oscurare' il Tg del terzo canale Rai perché "'nun se po' guardà", e ha risposto "allora non paghiamo più il canone. Il Tg3 mi insulta, mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera....".

(18 novembre 2008)                                                                                                                               

RAI

Politica

Rai/ Veltroni trova la quadra su Zavoli, irritazione per Latorre

Decisivi Di Pietro e Letta. Nuova intesa su vertici azienda?

postato 1 ora fa da APCOM

Roma, 18 nov. (Apcom) - Il passo indietro di Antonio Di Pietro, il ritorno in campo di Gianni Letta e la possibilità di un nuovo accordo complessivo sulla Rai: sarebbero questi i fattori decisivi che hanno permesso a Walter Veltroni di riacciuffare le fila di una partita che sembrava persa, e malamente. Non che la vicenda non lasci ammaccature anche sul segretario democratico, ma l'esito che si va profilando, Sergio Zavoli presidente della Vigilanza e il 'ribelle' Riccardo Villari isolato, sbroglia una vicenda che stava facendo da detonatore per i tanti malumori che covano nel Pd, come dimostra anche l'intervista di questa mattina a Nicola Latorre sul Corriere. Intervista che, raccontano, Veltroni non ha accolto affatto bene, anzi il segretario viene descritto da chi lo ha sentito "irritatissimo" e sorpreso nel sentire un vice-presidente del gruppo che ritiene che non sia necessario prendere provvedimenti nei confronti di un parlamentare che ha trattato di nascosto con lo schieramento avversario.

Qualche fedelissimo del segretario arriva ad invocare una "riflessione" sui rapporti tra le correnti, ma lo scontro interno per ora resta sullo sfondo. La vicenda Rai, del resto, è ancora da perfezionare, perché se su Zavoli è arrivato l'ok di Silvio Berlusconi ("Perfetto", ha commentato Veltroni leggendo le agenzie con le dichiarazioni del premier) resta ancora da capire quando Villari prenderà atto della nuova situazione e c'è poi da affrontare la distribuzione dei posti nel cda della tv pubblica.

Di Pietro, con il gesto di oggi, avrebbe guadagnato il diritto a rivendicare un posto, mentre quello che viene chiamato lo 'schema-Gentiloni' prevedeva un posto all'Udc e due al Pd dei tre spettanti all'opposizione. In pratica, se il Pd dovesse rinunciare ad un nome si aprirebbe una nuova partita interna tra Gianni Borgna, uomo che dovrebbe entrare nel cda in quota-Veltroni, e Nino Rizzo-Nervo, già consigliere d'amministrazione e candidato alla riconferma. Ma, secondo alcune voci, Di Pietro potrebbe scegliere di restare fuori anche dal cda, fedele alla linea di chi non vuole avere incarichi 'nel Palazzo'.

C'è poi la partita del presidente e del direttore generale, che già a inizio settembre aveva trovato una soluzione con il ticket Pietro Calabrese-Stefano Parisi e che venne stoppata dalla ribellione di gran parte del Pd, refrattario all'idea di avere un presidente così slegato dal partito. Tutti giurano, ufficialmente e ufficiosamente, che di questo si parlerà in seguito, ma secondo alcuni uomini-Rai del Pd è improbabile che gli stessi protagonisti dell'accordo di inizio settembre, Veltroni e Letta, non siano tornati sull'argomento.

Tanto più, si ragiona in casa democratica, che adesso, con Zavoli presidente della Vigilanza, sarebbe più difficile chiedere un presidente Rai targato ugualmente Pd come Claudio Petruccioli, che molti vorrebbero confermare. Senza contare che lo sblocco dell'impasse in Vigilanza restringe i margini di manovra per chi volesse ostacolare l'intesa.

Quello che appare chiaro è che sulla Rai si è giocata una dura partita interna al Pd. "Se si fosse accettato l'accordo di settembre - ragionano al Nazareno - sarebbe stato eletto Orlando alla Vigilanza". Esattamente quello che molti, tutti coloro che hanno da sempre osteggiato l'alleanza con Idv, da Massimo D'Alema a Francesco Rutelli a molti ex Ppi, anche vicini a Veltroni, non volevano. Così come è stato esplicito oggi Latorre nel definire "logori" i rapporti con Di Pietro. Molti dei democratici iscritti a ReD, oggi pomeriggio, erano preoccupati che l'intervista del vice-presidente del gruppo a palazzo Madama avesse di fatto dato argomenti a chi, in questi giorni, ha sospettato una sponda dell'area dalemiana a Villari. "E invecenon è così", assicurava oggi uno dei dirigenti di ReD. "D'Alema non c'entra niente".

E' chiaro però che i sospetti reciproci sono ormai incontrollabili nel Pd, come le insofferenze. Anna Finocchiaro, tra gli altri, è assai poco contenta del fatto che probabilmente non si riuscirà a prendere sanzioni efficaci contro Villari, una volta risolta tutta la faccenda. E anche uno come Franco Marini, che pure non condivide al cento per cento la gestione di Veltroni, ritiene un errore aver dato una sponda, o aver dato anche solo l'impressione di dare una sponda a Villari. Forse la "riflessione" invocata dai veltroniani più accesi non ci sarà, ma i rapporti interni sembrano ogni giorno più logori.

lunedì, 30 giugno 2008

BERLUSCONI

Berlusconi: Magistrati Il cancro della Democrazia

Ieri Berlusconi aveva definito i "Giudici politicizzati, una metastasi della Democrazia". Al'assemblea annuale di Confesercenti, presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma, Berlusconi ha detto di essere un "Perseguitato della Giustizia", che dal 1994 passa il sabato mattina con i suoi legali per difendersi.

Sonori i fischi della platea.

Al solito Berlusconi vuole far passare all'opinione pubblica il suo ruolo di vittima, di perseguitato. Intanto fa le leggi Ad Personam e non si degna mai di farsi giudicare liberamente e serenamente. E non spiega mai perché è accusato, quali sono i reti contestati.

Berlusconi definisce i Giudici, i Magistrati e la Magistratura "politicizzata" una metastasi della Democrazia.

Personalmente credo che la "metastasi delle Democrazia" siano i politici corrotti, i politici che stravolgono la Legge e la Costituzione a proprio favore con Leggi ad personam, i politici che limitano la Libertà di Stampa, i politici che posseggono Tv e giornali, i politici che usano il loro potere non a favore di tutti ma solo a favore di pochi. Il vero cancro della Democrazia è l'ipocrisia che certi politici usano. Molte volte i politici si dimenticano il loro vero ruolo: Lavorare per la comunità, per il bene del Paese. Invece il più delle volte lavorano per interessi personali fregandosene del resto del Paese.

Il Signor Berlusconi poi si lamenta che l'opposizione ha interrotto il dialogo.

Ma cosa dovrebbe fare, inginocchiarsi carponi?

martedì, 20 maggio 2008

CACCIARE TRAVAGLIO DALLA RAI

 

 Il Popolo della Libertà pronto a "cacciare" Travaglio dalla Rai

2d500a55c0e9264c2b6384fb4b3aac1b.jpgCi risiamo. Chi proprio non ha digerito l'Editto Bulgaro, se ne dovrà sorbire, ahimè, un altro.

Secondo le dichiarazioni di Paolo Romani, sottosegretariocon delega alle Comunicazioni, Travaglio è : "inammissibile, a mio avviso, come figura inquadrata in un servizio pubblico".

La traduzione è: Travaglio parla troppo e male contro certi politici, va messo il bavaglio come a Biagi, Santoro e Luttazzi.

Ancora più assurda la giustificazione sulle accuse di Travaglio verso Schifani: " Contesto il suo modo di fare informazione. L'intervista in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose è stata solo un esempio di come la concepisce. Travaglio ha detto che Schifani avrebbe frequentato dei mafiosi. Mentre, come ormai tutti sanno, queste persone furono indicate come mafiose solo diciotto anni dopo l'incontro con Schifani. Questa precisazione, non proprio secondaria, andava fatta. Travaglio spesso dà informazioni che sono corrotte dalla pura passione politica. Non va bene per il servizio pubblico".

Quindi se conoscete qualche mafioso, ma ancora nessuno sa che è mafioso, potete stare tranquilli. Della serie se aveste conosciuto Toto Riina prima che i magistrati capissero chi era, non avevate fatto nulla di male!

Questo il discorso di Romani. Ricordate che Travaglio sarà cacciato da qualcuno che dice di essere del Popolo della Libertà! Ma dove vedete voi tutta stà libertà??!!!!!

Della serie: colpirne uno....per colpirne cento!

Far tacere i giornalisti scomodi è censura, altro che libertà. Intanto Emilio Fede non lo censura nessuno, spara cavolate dalla mattina alla sera ed è ancora là. Ma lui ha scelto la parte politica liberista!

Antoni Di Pietro ha dichiarato: "le dichiarazioni del sottosegretario Romani sono peggio dell'editto bulgaro di Berlusconi. Si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica perché è nelle intenzioni di questo governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo.

mercoledì, 14 maggio 2008

VIGNETTE SATIRICHE

..Caro Silvio, da dove si comincia??

 

...pronti per il dialogo?

 

...UNA GIORNATA NERA PER IGNAZIO, TRA GLI ALPINI

 

Le fatiche di Silvio!
..LA PROMESSA DI ALEMANNO!!!!
Cani pericolosi? ...Colpa nostra!!!!
Un augurio che sia veramente la svolta!!!
Parola del Cavaliere,...tranquilli non è Hulk!!!
...comincia l'esodo!
Elezioni, stasera si chiude!
Tattiche e pretattiche!!!!
Altro che inciuci e larghe intese!!!

martedì, 06 maggio 2008

TORINO E VERONA

 due casi gravi ma non uguali

4e8c32892c41a9b110fd1153923281dd.jpgLe vicende di cronaca che hanno scosso l'opinione pubblica in questi ultimi giorni sono entrambi gravi.

Grave è la morte del 29 enne Nicola Tommasoli, picchiato selvaggemente senza alcun motivo da dei balordi che si professano di estrema Destra.

Questo è quanto la Destra italiana offre: picchiare un povero ragazzo senza alcun motivo.

Ugualmente deprecabile è il gesto di Torino dove sono state bruciate le bandiere dello stato di Israele da alcuni militanti della Sinistra Radicale.

Deprecabili entrambi i gesti, ma sicuramente la violenza e la morte sul povero Nicola rappresentano una gravità non certo paragonabile ai gesti di Torino.

Non sono per niente d'accordo con il giudizio espresso dal Neo Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che mette sullo stesso piano i fatti di Verona a quelli di Torino.

Sono condannabili entrambi, ma a Verona la ciecità dei valori dei militanti di Destra è innegabile.

Questi sono i valori che domineranno in questa nuova legislatura? Violenza e pestaggio?

I molti anziani che hanno già subito queste violenze decenni fa si ricordano bene i mezzi usati dalla Destra italiana: manganello e violenza.

Questa è la dimostrazione di quali valori si apprendono a Destra: picchiare chiunque senza ragione alcuna e in maniera codarda fuggire.

Questa è purtroppo la deriva a Destra, esterema Destra che sta prendendo l'Italia.

Bossi e compagni farebbe bene a occuparsi di questa gente invece di pensare ad espellere gli immigrati.

Peccato che questa volta la violenza venga dalla Destra italiana e non da un qualche immigrato.

lunedì, 28 aprile 2008

UN VOTO DA CUI RIPARTIRE

primopiano

Un voto da cui ripartire

Con i ballottaggi in 5 province e 44 comuni si sono concluse le elezioni amministrative. Nel voto per il Campidoglio Francesco Rutelli ha raccolto solo il 46,3%, mentre Nicola Zingaretti del PD sarà presidente della Provincia di Roma. Al nord il PD strappa Vicenza e Sondrio alle destre e vince anche a Udine, mentre al sud perde Catanzaro e Foggia.


Dichiarazione di Walter Veltroni, segretario del PD

Quella di Roma, dove in Comune si è affermata la destra, è una sconfitta molto grave, molto pesante, che io non posso non sentire con particolare acutezza e amarezza personale e politica. Voglio ringraziare Francesco Rutelli per il suo lavoro generoso e per il suo impegno e il suo amore per la città. Sono contento, d’altra parte, per il successo ottenuto da Nicola Zingaretti anche nel voto della capitale. La sconfitta di Roma richiederà, fin dalle prossime ore, un’analisi seria e approfondita cui tutti parteciperemo ragionando anche sulla differenza tra i dati politici e quelli amministrativi della capitale. Credo anche, peraltro, che nell’insuccesso al Comune abbia pesato anche il vento politico che spira nel paese in particolare sul tema della sicurezza.

I risultati complessivi dei ballottaggi confermano i problemi emersi nel voto politico nazionale. In diverse realtà del nord tra cui città importanti come Vicenza, Udine, Sondrio i candidati sostenuti dal Partito Democratico hanno ottenuto importanti affermazioni strappando anche le amministrazioni al centrodestra. Buoni molti risultati nell’Italia centrale come le affermazioni a Pisa e alla provincia di Massa. Più negativa la situazione in diverse aree del Mezzogiorno con i risultati deludenti di Comuni e Province della Puglia, della Calabria e della Campania. Questo voto conferma gli elementi politici emersi dalle elezioni di due settimane fa: la necessità di raggiungere e aprire un vero dialogo con quella parte della società italiana che è rimasta ancora lontana, come la necessità di investire sempre di più sulla prospettiva del Partito Democratico soggetto indispensabile dell’opposizione e di un’alternativa di governo.

mercoledì, 23 aprile 2008

POSIZIONE POLITICA DA TENERE CONTO

ELEZIONI/ UDC CIAMPINO: LIBERTA' VOTO MA ZINGARETTI MIGLIORE

Per rilancio e autonomia del territorio

Roma, 19 apr. (Apcom) - Libertà di voto per il ballottaggio per la provincia di Roma, carica per la quale Nicola Zingaretti, candidato del centrosinistra, si ritiene offra più garanzie. Questa la posizione dell'Udc di Ciampino, emersa dopo una "lunga e approfondita discussione sull'atteggiamento da assumere in vista del ballottaggio del 27 e 28 aprile".

Gli iscritti di Ciampi, si legge nel documento "confermano libertà di voto per il ballottaggio", ribadiscono "la piena fiducia e la più ampia condivisione della linea espressa, in piena autonomia, dai vertici regionali, provinciali e romani dell'Udc" e rinnovano "la piena fiducia e il sostegno, al Segretario regionale, On. Luciano Ciocchetti, al Segretario provinciale, Mario Ferrante e al candidato Presidente della Provincia di Roma, On. Armando Dionisi". Nel documento si rivendica "il rispetto dell'autonomia dell'Udc e conseguentemente la libertà di voto ai propri elettori" e si ritiene "a titolo personale, in piena libertà di coscienza e senza alcuna contropartita, che Nicola Zingaretti offra maggiori garanzie per lo sviluppo, il rilancio e l'autonomia del territorio provinciale". Il documento è siglato da da Gabriella Sisti, segretario UDC Ciampino, candidata alla Camera e al X Municipio, Elio Addessi, capogruppo in Consiglio comunale e candidato alla Provincia, Paolo Pierantonio, consigliere comunale, candidato Senato Lazio e Fabrizio Matturrro, candidato Presidente al X Municipio, e porta 203 firme.


 

 

 
 



 

mercoledì, 16 aprile 2008

Cambia la Storia Politica

In un colpo escono dalle istituzioni la sinistra storica e quella dei movimenti!

SA e il Ps non raggiungono il quorum. In un colpo escono
dalle istituzioni la sinistra storica e quella dei movimenti
 

 

La fine di un'epoca, un Parlamento
senza comunisti né socialisti

di ANDREA DI NICOLA

 

Manifestazione della Sinistra Arcobaleno ROMA - Sono passati 60 anni da quando un comunista, Umberto Terracini, firmava la Carta costituzionale della neonata repubblica. Sei decenni dopo, e per la prima volta da quando il fascismo li aveva messi fuorilegge, nel Parlamento italiano non siederanno né comunisti, né socialisti. Il poco più del 3% preso alla Camera dalla Sinistra e l'Arcobaleno e lo 0,9% raccattato dagli eredi di Pietro Nenni e Bettino Craxi non lasciano possibilità. A Montecitorio e Palazzo Madama nessuna targhetta adornerà le stanze dei gruppi parlamentari con i simboli del lavoro che hanno percorso tutto il '900.

I socialisti hanno provato a fare breccia battendo la via del laicismo, della contrapposizione netta, diretta e frontale alllo "Stato clericale" che da Boselli in giù gli eredi del garofano indicavano come il pericolo massimo per il Paese. Ma non ha pagato.

Gli eredi del comunismo nelle sue varie forme ci hanno provato. Hanno provato a rinunciare a nome e simboli per resistere ancora una Legislatura, per portare questo fardello novecentesco nella storia politica del XXI secolo, ma non è bastato. Dalle politiche del 2006, dopo due anni di governo, i partiti che formavano la cosidetta "sinistra radicale" hanno perso il 9%. "Una sconfitta di proporzioni impreviste" ha detto desolato il leader Fausto Bertinotti.

Una sconfitta che lascia senza rappresentanza parlamentare non solo la "sinistra storica" ma anche tutto un mondo che prima fra Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani trovava un suo riferimento nelle istituzioni. La sinistra dei comitati, dei centri sociali, dell'antagonismo. Via i pacifisti che appena 5 anni fa riempivano le piazze e le strade, fermavano i treni che portavano armi all'Iraq, che riempivano le finestre d'Italia di bandiere arcobaleno. Via i comitati del no: niente rappresentanza per i vicentini che non vogliono la base Usa né per i valligiani che vogliono fermare la Tav che dovrebbe invadere le loro terre. E i centri sociali? Quante volte Rifondazione o i Verdi erano intervenuti per tenere a freno questi compagni un po' troppo esuberanti? Anche per loro niente più lacci, lacciuoli, equilibri di partito o di coalizione da tenere insieme. Caruso torna a casa nel suo Sud Ribelle, Daniele Farina al Leoncavallo di Milano. Che farà ora l'area dell'antagonismo militante? In molti fra loro, in realtà, tirano un sospiro di sollievo.

In un colpo solo, insomma, sono scomparsi la vecchia e la nuova sinistra. Ha pesato l'astensionismo, certo, molti compagni che piuttosto che beccarsi Berlusconi hanno preferito "turarsi il naso" e votare Veltroni, due anni di governo con poche prede nel carniere da esibire al momento della campagna elettorale; un leader un po' appannato dagli stucchi e dagli ori degli appartamenti riservati al presidente della Camera. Pesi diversi e tutti influenti ma resta il fatto che una stagione è finita nel modo più brusco. Nichi Vendola che sarà probabilmente chiamato a ricostruire dopo il terremoto e che è anche il leader più immaginifico che si agita nella sinistra, ormai, extraparlamentare, lo ha detto subito, a caldo: "Il Novecento ci è precipitato addosso".
Fonte:

www.repubblica.it

sabato, 12 aprile 2008

VOTO

Le promesse elettorali di Totò come quelle di Berlusconi: un mese senza tasse!

 

 Berlusconi propone "Un mese senza tasse". Questa la nuova trovata propagandistica del Cavaliere per vincere le elezioni.

In una lunga intervista al direttore del Giornale, Berlusconi ha poi lanciato l'idea di regalare agli italiani un mese senza tasse, quello che il candidato del Pdl definisce «il mese della libertà». Un dono al Paese «dopo tutto quello che gli italiani hanno subito con Prodi». Nell'intervista il candidato premier del Pdl si dice anche certo della vittoria «al 100 per cento», parla della possibilità di risanare Alitalia con un azionariato diffuso, oltre che con l'intervento di grandi imprenditori, e conferma che, una volta premier, si stabilirà a Napoli «almeno tre giorni a settimana, finché‚ l'emergenza non sarà finita» (Fonte: Corriere.it).

Se vediamo un pezzo del film con Totò "Gli Onorevoli" capiremo la realtà.

Elezioni 2008: ecco come si vota

Qualche consiglio per evitare che il nostro voto vada perso.

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